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Nuovo appuntamento con Il mercoledì di Dr.

Che il benessere sul posto di lavoro migliori la produttività dei dipendenti ormai non è più una novità per nessuno. Quello che forse alcuni non sanno è che sempre più spesso e in maniera sistematica, le aziende mettono in atto strategie che permettano l’attrazione e la fidelizzazione dei potenziali individui di talento che si affacciano sul mercato del lavoro. In altre parole mettono in pratica strategie di Employer Branding.

In una delle sue presentazioni di certo non recente, ma comunque molto utile per cominciare a comprendere questo fenomeno, Eugenio Amendola definisce l’obiettivo dell’employer branding così:

L’obiettivo dell’EBP non è solo fare in modo che i potenziali employees si ricordino dell’azienda/employer ( employer brand awareness/notorietà ), ma fare in modo che nella loro mente l’azienda/employer sia associata ad aspetti qualitativi o connotazioni ben definite ( employer brand image ) da renderla unica e distinta dai competitors

La settimana scorsa Collective Learning Australia, in collaborazione con EBI (Employer Brand International), ha pubblicato “Employer Brand Leadership-A Global Perspective” uno studio che analizza la situazione dell’employer branding delle imprese di vari settori e dimensioni, analizzando le risposte di più di 1700 dipendenti provenienti da Asia (124 risposte), Australia (294), Europa/Gran Bretagna (544), Nuova Zelanda (42), Polonia (54), Russia (231), Sud Africa (68), Sud American (12), Turchia (114), Emirati Arabi (16), Ucraina (138), USA/Canada (152).
Il sondaggio ha lo scopo di identificare le modalità che dovrebbero essere utili ai leader, ai venditori, ai consulenti per consogliare al meglio le imprese e i professionisti non solo sullo stato attuale, ma sulle tendenze future dell’employer branding di tutto il mondo.
Dai dati rappresentati emergono delle tendenze molto particolari e incoraggianti.
Le compagnie che investono nell’Employer Branding possono contare su un maggior incremento dell’engagment dei dipendenti e di attrazione di potenziali candidati. Inoltre, il grande sviluppo dei social media ha influenzato le spese delle imprese che rispetto al 2009 hanno aumentato del 209% il budget utilizzato per la costruzione di comunità online da assumere e da coinvolgere. Brett Minchington, CEO di EBI, così commenta questi dati:

“The research shows how far employer branding has evolved over the past three years, especially in emerging markets such as Russia and Poland. The findings underscores how important it was for companies to take a strategic approach to managing the employer brand, clearly define their strategy, develop relevant metrics and allocate sufficient resources to the most effective initiatives.” (Employerbranding)

La possibilità di fare carriera (86%), la reputazione aziendale (84%) e l’ambiente di lavoro (84%) sono le caratteristiche più importati che una società deve promuovere quando cerca di attrarre dei talenti nella propria organizzazione.
Ancora:

  • l’84% delle compagni ritiene che definire una strategia chiara è la chiave per raggiungere gli obiettivi di employer branding;
  • il 59% delle compagnie utilizza siti web dedicati per comunicare il proprio employer brand;
  • il 55% dei dipendenti credono che sia importante che gli altri vogliano lavorare per il loro datore di lavoro;
  • il 44% delle aziende usa i social media per aumentare il proprio employer brand;
  • il 18% dei reparti di marketing si occupa delle strategie di employer brand.

Per quanto riguarda il contesto italiano, invece, a gennaio Lundquist ha pubblicato l’Employer Branding Online Awards 1st Edition Italy 100 nel quale, dopo un’attenta analisi di 100 società italiane più grandi per numero di dipendenti, vengono messi in luce i punti di forza e le debolezze delle loro strategie di Employer Branding:

Luci

  • il 75% permette agli utenti di inviare il proprio CV anche se non vi sono specifiche posizioni aperte
  • il 70% offre un’esaustiva presentazione della società
  • l’87% del campione presenta le informazioni in modo coerente per stile, layout, formattazione, link e colori in tutto il sito

Ombre

  • il 79% non fornisce testimonianze da parte dei dipendenti
  • il 78% non dà informazioni sui possibili avanzamenti di carriera
  • il 77% non riporta informazioni di contatto diretto con l’ufficio risorse umane per chi desidera porre domande
  • nessuna società usa più di due social media per pubblicizzare le posizioni aperte (il criterio prevedeva di avere un link dal sito corporate ai social media per assegnare i punti previsti)

 Lundquist Researc

Tra le 100 maggiori società analizzate Pirelli & C. ha ottenuto 67,5 punti su 100, Eni e UniCredit condividono il secondo posto con 62 punti. Ecco la top ten completa:

  1. Pirelli & C. (67,5 punti)
  2. Eni (62)
  3. UniCredit (62)
  4. Gruppo Hera (60,5)
  5. Luxottica (58,5)
  6. Telecom Italia (58)
  7. Piaggio (57,5)
  8. Intesa Sanpaolo (57)
  9. Edison (54,5)
  10. Alcatel Italia (50,5)

Sebbene i dati siano incoraggianti, va sottolineato che questi risultati non possono essere analizzati non tenendo conto del contesto che c’è al di fuori dei confini nazionali, contesto con il quale le nostre società più grandi devono comunque fare i conti:

La ricerca Lundquist Employer Branding Online Awards Global 100 ha valutato le 100 società nel mondo con i brand più forti incluse nella classifica di Businessweek. Il gigante anglo-olandese Royal Dutch Shell ha ottenuto 71,5 punti su 100. Mercedes-Benz si è classificata seconda con 64 punti mentre BP e General Electric condividono il terzo posto con 63,5. La media delle 100 società analizzate è di 41,9 punti. Quattro società italiane sono state incluse nella classifica: migliore posizionamento per Ferrari, che ha raggiunto la 82esima posizione, seguita da Gucci (83), Prada (97) e Armani (98).

È possibile scaricare l’intero report in formato pdf.

Infine vi consigliamo alcune letture che potreste trovare molto interessanti: “The Employer Brand: Bringing the Best of Brand Management to People at Work” di Simon Barrow e Richard Mosley, un ebook che potete scaricare gratuitamente e ”Employer Brand Leadership-A Global Perspective” scritto da Brett Minchington, di cui è possibile sfogliare le prime pagine.

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Categorie: Il mercoledì di Dr.



  1. Rossana Mercoledì 14, 2011

    Ciao Giulia,
    sto scrivendo una tesi sull’Employer Branding e sicuramente il tuo articolo mi sarà molto ultile. Potresti indicarmi come scaricare gratuitamente “Employer Brand Leadership-A Global Perspective” ho delle difficoltà.

  2. Giulia Mercoledì 14, 2011

    Ciao Rossana, come già accennato nel post, di quel testo sono disponibili gratuitamente solo le prime pagine. Per i tuoi studi possono esserti utili queste risorse:
    http://www.employerbrandingreview.com/
    http://hiring.monster.com/hr/search.aspx?q=employer+branding



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