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Nuovo appuntamento con Il mercoledì di Dr.

Lo scorso 5 febbraio si è svolto a Indianapolis il Super Bowl, non solo importante evento sportivo, ma anche banco di prova per le sezioni di marketing di alcuni dei più grandi brand mondiali.

In un’era dominata dai social media non è possibile pensare che un evento del genere non abbia conseguenze anche sul web, sui presidi social delle aziende. Come faceva giustamente notare Steve Olenski la scorsa settimana

In today’s all-too real-time world we live in, you can bet your blitz package that people all over the world will have their laptop, tablet and/or smartphone nearby to not only express their thoughts on the game itself but also on the “barrage of branding” the Super Bowl has become for consumers and advertisers.

Secondo Visible, ecco quali sono i dieci spot che hanno attirato online l’attenzione degli utenti:

top 10 brand

Una prima considerazione vogliamo farla riguardo all’eterna lotta Samsung vs Apple.

Samsung ha approfittato del Super Bowl per lanciare il Galaxy Note, un dispositivo a metà strada tra smartphone e tablet, realizzando un video che è una presa in giro degli utenti Apple e della loro fede del brand: il video comincia mostrando delle persone in fila, in attesa di comprare il nuovo prodotto con la mela. Dopo aver provato il Galaxy Note una ragazza dice “Non so più a cosa credere” e alla fine del video un “It’s coming” domina alle spalle di un solitario utente accampato in attesa.

Apple, che proprio durante il Super Bowl lanciò il suo famossisimo “1984″ quest’anno è stata la grande assente. Non ha presentato nessuna campagna promozionale, ma…  come fa notare Rave Publications, alla fine del Super Bowl ogni giocatore ha tirato fuori il proprio iPhone per immortalare l’evento:

And I said to myself, there it is, not some pet dangling a bag of chips or some headlights killing vampires or King Elton getting trapdoored. Nope, there was an ad worthy of Steve Jobs and the company he built.

Everyone else is paying $3 million per commercial, Apple paid nothing and easily had the best ad of all [The New Real Money]

Un altro elemento più che evidente è la predominanza di brand legati all’automotive, con Volkswagen in cima alla classifica.

Lo spot di Chrysler, invece, indicato come il migliore dai “canali tradizionali” e al centro delle polemiche perchè accusato di nascondere un messaggio politico pro-Obama, nella classifica dei top video online non compare nemmeno.

Ancora l’automotive è protagonista della classifica stilata da Brand Blow 2012, che ha analizzato 400.000 update per stabilire quale sia stato lo spot che più è piaciuto agli utenti di Twitter. Sul sito è possibile scorrere la classifica completa, intanto ecco alcuni dati:

Brand Bowl 2012

Ma qual è la chiave che rende un video di successo?

Proprio ieri B2C ha pubblicato un post sui quattro miti che influenzano in maniera negativa la produzione e la diffusione di contenuti video:

  • No one really pays much attention to video except for the “S#%* People Say” meme on YouTube. In realtà il video è di gran lunga uno dei contenuti più presenti sul web. Inoltre è anche cresciuto sia il numero di persone che visualizza contenuti video online, sia l’acquisto di dispositivi che ne permettono la visualizzazione;
  • Tell a good story, and you’ll be fine—no matter what the length. Per quanto una storia possa essere interessante, l’attenzione dell’utente cala se un video è troppo lungo. Al contrario…
  • Quick 1-minute, branded videos are infinitely more appealing and don’t even need a narrative. Anche un video di 60 secondi ha bisogno di un’inizio, una parte centrale e una fine
  • YouTube has democratized video production, so content doesn’t even have to look that good. Il grande utilizzo dello strumento video da parte delle “masse” e non di pochi professionisti, non rende meno importante la qualità delle registrazioni dei video.

Conoscete dei video che racchiudono queste caratteristiche?

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Categorie: Il mercoledì di Dr., New Media Communication



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