Lo scorso dicembre a San Francisco si teneva un workshop organizzato da Frogdesign, “Your Life in 2020″.
Lo scopo quello di mettere insieme, designer, giornalisti, futuristi, creativi e immaginare quali sono le possibili evoluzioni delle nuove tecnologie e come l’evoluzione tecnologica influenzerà la nostra vita.
Una dei risultati dei lavori è il whuffie meter.
Whuffie (capitale sociale), termine divenuto “famoso” libro di Tara Hunt “The Whuffie Factor” è il fattore che deriva dalla reputazione che ciascuno di noi si costruisce in rete ed è quello che poi ci segue e spesso ci anticipa.
Il whuffie factor sarà, vista la evoluzione della digitalizzazione delle abitutidine del singolo, sempre più corposo e sempre più incisivo perchè da esso sarà possibile avere delle “anteprime” circa la storia delle persone che incontriamo.
Tutto ciò accade già.
Chi non va a googlare il nome della persona che dobbiamo incontrare, piuttosto di quella che abbiamo appena incontrato?!
Immaginiamo, però che questo avvenga in real time, e sia sempre presente: nel momento stesso in cui ci stiamo presentando ad un persona questa abbia la possibilità di accedere al nostro capitale sociale nello stesso istante.
Ecco che nasce quindi il whuffie meter che accompagnerà (ad avviso dei futuristi di Your life in 2020) i singoli online, ma ovviamente anche offline.
I designer di Your Life in 2020 immaginano le persone andare in giro per il mondo con il wuffie meter sempre presente e sempre disponibile per chi vi si interfaccia on e offline.
Tutti quindi avremo, a prescindere dall posizione ricoperta, la possibiità di essere delle vere e proprie Super Star, con buona o cattiva fama e di conseguenza potremo benificiare o meno della nostra reputazione.
Prendiamo ad esempio foursquare (il social network più popolare del momento) che premia le abitudini degli utenti e i check-in con buoni sconto o accessi gratuiti a determinati servizi.
Tutto questo diverrà un normale modo di essere.
Pensiamo invece a chi si incontra per un “primo appuntamento” off line: niente più soprese, tutto il background di una persona, sarà diponibile come un libro aperto.
Una cosa del genere succedeva qualche settimana fa alla conferenza di Facebook f8, nella quale l’azienda ha distribuito a ciascun partecipante la facebook presence: un badge che attraverso la semplice “strisciata” dell’utente per accedere da un posto all’altro dell’exhibition, lo localizzava condividendone automaticamente la posizione sul proprio profilo personale.
Ed ecco che si affaccia nuovamente l’argomento privacy e vita sociale: quando si può parlare di geolocalizzazione e quando invece siamo di fronte allo user tracking che, fino a qualche anno fa, faceva inorridire l’intero popolo digitale?
Quando possiamo dire ancora di essere di fornte ad una utility e quando, invece, dobbiamo alzare le antenne e iniziare a preoccuparci per la salvaguardia della nostra sfera personale?
Tra qualche tempo, come dice Miss Rouge (Tara Hunt), ci saluteremo con un “How’s your whuffie today?” e rispondendo spereremo di non aver inavvertitamente condiviso on line qualche info di troppo
Tag: Facebook, facebook presence, Facebookf8, foursq, Foursquare, Frog Design, geolocalizzazione, Miss Rouge, privacy, reputation, San Francisco, Tara Hunt, user tracking, utility, whuffie factor, whuffie meter, Your Life in 2020
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